Recensioni sul pittore Silvio Bottegal |
|
Beniamino Del Fabbro
|
|
|
|
Anima solitaria, eguale nemico della voce alta e dei colori sgargianti, Silvio Bottegai, artista trevigiano, presentando a pochi amici i suoi ultimi quadri, ha il gesto sicuro e la parola scarsa di chi offra, dopo quasi vent'anni di conscio lavoro, i frutti di un'arte tanto meno vistosa quanto piu' amorosamente inseguita. Piu' difficile e' ritrovarlo ad agio nella fredda sala di una esposizione, dove i suoi dipinti, alle pareti, l'uno accosto all'altro, senza la possibilita' di contemplazione singole, sembrano l'uno nell'altro confondersi, quasi perdendo quella poesia che ne forma l'incanto. Giova dire subito che la storia di questo pittore (intendo dell'arte sua) compendiandosi nel costante approfondimento di una vena segreta di serio e timoroso lirismo, non denuncia quelle sinuose linee d'evoluzione che si rintracciano comuni in tanta parte dei contemporanei. Tra il dissolversi delle estetiche e la confusa asserzione delle teorie nuove, sempre egli mantenne, favorita dalla residenza in luoghi di non troppo vivace attivita' artistica, una posizione di riserbo, cui deve il Bottegal la conservata genuinita' del temperamento nativo e, ad un tempo, gli invalicabili confini della sua pittura. Risalendone agli esordi, le modeste prove dell'artista sembrano dapprima obbedire ad un naturalismo misurato e puntuale, donde i temi prediletti, case, campagne di pianura, profili pre-alpini, ricavano un'ariosa e corretta esecuzione, ma impersonale, ma priva di un'intensita' che possa giustificare in essi un significato piu' che illustrativo. Forse perche' il Bottegal dipingeva e non s'era posto ancora risolutamente dinanzi al problema creativo. Questa maniera duro' alcuni anni, poi se ne sorprendono le prime incertezze, e un morbido sfumare dei contorni, una luminosita' piu' cauta, uno squilibrio palese di tutti i valori di forma e di colore denunciano la tendenza alla espressione piu' libera. Indicato con sufficiente precisione la zona di partenza e il traguardo, mi sembra facile dedurne che nel Bottegal (come in ogni pittore degno di tal nome) l'arte si fermo' e divenne vitale da una progressiva e inesorabile emancipazione dal vero. Egli stesso se ne rende conto quando, ancor oggi, talvolta confessa con tono di misteriosa rivincita d'aver illuminato, in un quadro, un colle o un campanile che ben esistevano nella realta' fisica, affermando cosi' caldamente, ma senza esitazione, la supremazia del creatore sui propri modelli. Cio' anche serve a chiarire come egli concepisca quella pittura di paesaggio, la cui essenza contemplativa non poteva non attirare la veneta sensibilita' dell'artista, se per alcuni pittori la visione paesistica era pretesto alle sensuali vibrazioni del colore, se per altri si accomodava in levigate composizioni scenografiche, per il Bottegal essa modernamente consiste nella oggettivazione di uno stato d'animo, nella sintesi pittorica d'un momento lirico. Nulla, di conseguenza, e' concesso al piacevole, al pittoresco, o, peggio ancora, al letterario. Per quanto riguarda la tecnica, essa, com'e' naturale, segui' passo passo la delineata evoluzione. Oggi si basa principalmente sulle gamme dei verdi, dei grigi e degli azzurri, con la marcata inclinazione al monocromo ch'e' propria d'una pittura di tono. I quadri del Bottegal sono, per la maggior parte, di brevi dimensioni, quasi egli temesse di sperdere nella troppa tela l'intimita' del sentire o di diluirvi i sottili rapporti delle accordate zone di colore. La sua ingenuita' e' quella di credere, per cio', d'essere in qualche modo in difetto, mentre proprio nei suoi quadri meno estesi una casa bassa riesce a vivere sorgendo a un trivio di campagne, un canale s'immalinconisce tra una muraglia e un viale di tronchi nudi, un colle si fa salire da una strada che orla siepi autunnali. Dato il posto d'onore ai prevalenti paesaggi, e' tempo di ricordare tutta una serie di quadretti episodici, dipinti in epoche diverse, e testimoni di singolari doti d'osservazione, e talvolta d'una insospettata vivacita', rappresentando scene di fiera, del mercato bovino, una spiaggia popolata da bagnanti, lo scalo merci con gli operai al lavoro, una fila di locomotive in riposo, l'attendamento effimero del circo equestre. Il Bottegal si e' anche provato in qualche natura morta e in qualche composizione d'oggetti, ma piu' per un lodevole proposito costruttivo che per una vera necessita' interiore. Tra queste opere meno abituali merita, al contrario, di spendere qualche parola per "La stoffa gialla", che da qualche fiore e da un tappeto compone una armonia si ferma e delicata da reggere, per l'equilibrio e la signorile misura, i piu' lusinghieri confronti. Pareva, gia' da qualche anno, che Bottegal dovesse insistere sulle posizioni raggiunte. Invece e' degli ultimi tempi la sorpresa di un interesse nuovo, non diro' per il ritratto, ma per la figura umana. Cio' non significa che egli abbia tradito II proprio temperamento, poiche' i soggetti che ritrae si trovano di fronte a lui nella stessa relazione gia' chiarita a proposito della realta' paesistica: sono materia di indagine e non gli tolgono per nulla la mano. Il pittore li sceglie di sua volonta', sono gente umile, un pastore imberbe con il suo cappelluccio di feltro, un montanaro imberrettato di pelo, una bambina tra le pareti e i mobili casalinghi. In queste figure il Bottegai concentra il senso dell'ambiente in cui vivono ed operano, ma del carattere in se' di ciascuna poco gl'importa, cosi' da farle apparire quasi in funzione d'un paesaggio o d'un interno. Tale fase ultima di Silvio Bottegal non puo' che riaffermare la fiducia nella nobilta' d'un artista che, maturo, giovanilmente non teme d'interrogare se stesso in nuovi modi, piu' che mai lontano dalle facili lusinghe del mestiere e dalla monotonia dei procedimenti che aduggia l'opera di troppi artisti: poiche' regna certamente in lui la pacata energia del suo tanto ammirato "Carpentiere", che siede nella officina in atto di riposo o di serena tregua. Da una finestra che gli e' alle spalle, oltre la raggiera d'una ruota senza cerchio, la campagna invade la stanza con una chiara luce verde. Beniamino Del Fabbro
Tratto
dal libroSilvio Bottegal - pittore e poeta edito dalla tipografia "Editrice Trevigiana" Treviso 2 giugno 1971 in occasione della mostra presso Ca' da Noal - Treviso Pp. 22 - 23 - 24 |
Home Recensioni: - L. Bertacchini - A. Bottegal - G. Comisso - B. Del Fabbro - A. Madaro - V. Magno - G. Mazzotti - T. Merlin - M. Mondi - M.S. - M. Perera - S. Roella - G.B. Scarpa - G. Striuli Opere: Acquarelli Bozzetti Disegni Oli con soggetto: - Lavoro - Paesaggi - Paesaggi II - Scorci di citta' - Natura morta Quadri ritrovati Poesie Manoscritti Cimeli Fotografie Giornali Giornali d'epoca Mostre e manifestazioni Comunicazioni Webmaster e Copyright Quadri in vendita |
| Creation date: Thursday, August
24, 2006 05:00 pm - Last updated Monday, September 04, 2006 11:50 am -
All Rights
Reserved. In order to promote Silvio Bottegal - Beniamino Del Fabbro sul pittore Silvio Bottegal - Recensione di Beniamino Del Fabbro: La pittura di paesaggio per Silvio Bottegal modernamente consiste nella oggettivazione di uno stato d'animo, nella sintesi pittorica d'un momento lirico. |