Recensioni sul pittore Silvio Bottegal

Sergio Roella
     


Il Gazzettino (1958)

L'incontro con la pittura di Silvio Bottegal — artista che divide fra Treviso e Belluno la sua vita e la sua attivita' di pittore — riproduce un incontro inconsueto ormai anche nella cronaca minore delle mostre d'arte di provincia: un incontro con la natura che, seppur realizzato con ampia liberta' di interpretazione rimane pur sempre contenuto nei limiti di una "tradizionale" esperienza figurativa.
E chiamo inconsueto questo incontro con i suoi paesaggi in quanto effettivamente non e' facile ritrovare, neppure in provincia dove le tradizioni piu' lentamente si affermano e decadono, un esempio cosi autentico di naturalismo pittorico, vivo e attuale per quanto puo' ancora esserlo una pittura che ha gia' corrisposto al suo tempo. In questo suo ambito infatti, essa e' ancora capace di riportarci a sensazioni di poesia quali invano cercheremmo di trovare nella pittura di oggi. Oggi il paesaggio ci appare completamente soggettivato e trasposto sul piano della fantasia, irriconoscibile - o appena tale — nei suoi riferimenti oggettivi, ricostruito quasi sempre secondo una armonia interna (o alle volte e' troppo spesso esteriore!), e realizzato mediante una libera scelta e deformazione di alcuni elementi: nascono cosi' in una realta' piu' o meno violentemente respirata, composizioni illusive, nelle quali alla poesia si arriva negli esempi migliori, per vie vorrei dire piu' oscure, piu' difficili, piu' solitarie ed anche piu' aride.
Nei dipinti di Silvio Bottegal invece il rapporto tra pittura e poesia e' scoperto e diretto e cio' soprattutto perche' ancora immediato e' il rapporto del pittore con i temi che la natura gli offre; tra il suo sentimento della natura e la sua volonta' e capacita' di comunicarne pittoricamente il significato e la personale intuizione non vi e' il diaframma della memoria, ne vi sono "filtri" culturali attraverso i quali emozione e spontaneita' possano spegnersi. Pittura dunque spontanea e autentica nella spinta che la determina, sollecitata da una sincera emozione e da un sentimento profondo per il contenuto ideale che la natura stessa gli esprime con la molteplicita' delle sue forme e la varieta' dei suoi aspetti. Ma pittura anche attenta a certi problemi della forma, e quando non degenerano in formalismo sono i problemi stessi dell'arte. Questa preoccupazione per una forma viva riesce evidente a chi ripercorra anche solo in breve come qui e' necessario fare, il cammino dell'artista.
Fin dai primi valori infatti legati ad un particolare ambiente qual e' stato quello trevigiano della sua giovinezza, ove gia' l'ultima "tradizione vedutistica" dei Ciardi cedeva alle esperienze di giovani dotati — e seriamente impegnati in uno sforzo di rinnovamento come il Gino Rossi, Springolo e in un altro campo, Arturo Martini, fin da quei suoi primi dipinti Silvio Bottegal dimostra di spingere la sua ricerca oltre una semplice ripresa del soggetto condotta nelle forme di un verismo convenzionale. A cio' egli e' portato piu' che per seguire l'eco di quelle nuove esperienze, per una sua istintiva disposizione ad interpretare liberamente il paesaggio. Tuttavia le sue ricerche in quel primo periodo non vanno oltre una resa piu' accurata sia pure armonicamente, del colore inteso come tono da raggiungere con i mezzi impressionistici o pressoche' tali; la difficolta' del mestiere, l'eco e la presenza insieme di una pittura "ottocentesca", persino il mezzo di cui si serve — il dipingere ad olio — gli saranno ancora per molto tempo di ostacolo e di peso (ne di alcune di queste remore egli riuscira' mai a liberarsi completamente). Pure la sua forma d'arte, anche tendendo a circoscriversi e a limitarsi, non decade a maniera, non si ripete continuamente in uno schema fisso; lentamente essa si matura sulla esperienza di una costante e acuta osservazione del vero, nell'esercizio di una analisi diretta del paesaggio, nella piu' intima comprensione della sua bellezza e del suo significato.
Col tempo essa cosi' si rinnova corrisponde sempre piu' al sentire dell'artista il quale, in particolare dopo la "scoperta" dell' acquarello, riesce piu' facilmente e felicemente a comunicarci l'emozione che lo coglie di fronte alla natura. La "scoperta" dell'acquarello non e' qui intesa nel senso di semplice scoperta tecnica, bensi' vuoi indicare un felice periodo nel quale l'artista — supera la fase diciamo impressionistica e quindi di analisi di una luce ancora tutta atmosferica - salva, se cosi mi e' permesso dire, con le soluzioni formali che questa tecnica gli offre la sua stessa pittura: ne fa allora qualche cosa di veramente personale, di originale che non e' solo il superamento dell'analisi (impressionismo) ma e' visione nuova della natura, trascritta in una sintesi che puo' considerarsi estemporanea solo per quanto riguarda l'atto del dipingere. Non e' piu' infatti il cogliere in una determinata luminosita' ambientale un particolare colore locale variato nelle mutevoli gradazioni dei toni, ma un libero accostamento di ampie campiture di colore: un colore sciolto quasi da ogni influenza atmosferica e legato insieme da un accordo e da una armonia suggerite dalla immaginazione. In questo dipingere e' come se la materia il diluirsi lo svenarsi del colore nell'acqua, accendesse d'un colpo i fuochi di una fantasia che non avremmo sospettato nei suoi precedenti dipinti ad olio (questa sintesi pero' si trova invece in alcuni degli ultimi paesaggi dipinti con la medesima tecnica ed e' chiaro come essi risentano di questa nuova "forma" nata con l'acquarello). Non piu' la pennellata come tocco ma un largo distendersi della macchia di un sottilissimo velo di colore che raramente si sovrappone, anzi tende a circoscriversi entro una esile rete tessuta con il bianco puro della carta. Cosi, nelle cose migliori anche la macchia come forma sfatta e imprecisa, e' superata ed assume un valore spaziale ben definito e coerente con quanto il pittore vuole esprimere: quel senso di poetica armonia che destano le cose della natura e che Bottegal sa cogliere con sensibile animo di artista e di poeta insieme. Cio' rappresenta, come vedremo cercando di interpretare, in altra occasione, le singole opere, quanto di piu' interessante, puo' dare questa pittura sospesa tra realta' e fantasia, tra poesia e arte.


Sergio Roella     
Tratto dal libro
Silvio Bottegal - pittore e poeta
edito dalla tipografia "Editrice Trevigiana"
Treviso 2 giugno 1971
in occasione della mostra presso Ca' da Noal - Treviso
Pp. 28 - 29 - 30


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Creation date: Thursday, August 24, 2006 05:00 pm - Last updated Monday, September 04, 2006 04:50 pm - All Rights Reserved.
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